Philip Morris, Hannappel “Impegno per costruire un futuro senza fumo”

MILANO (ITALPRESS) – “Non essere sostenibili significa avere alti costi di energia e di gestione dell’azienda che oggi sono limiti importanti. Essere efficienti è utile sia per l’ambiente che per l’azienda”. Lo ha detto Marco Hannappel, presidente e amministratore delegato di Philip Morris Italia, intervistato da Claudio Brachino per il magazine televisivo Italpress €conomy.
Philip Morris ha appena annunciato il lancio in Italia di Iqos Iluma, il dispositivo più avanzato dei prodotti senza combustione dell’azienda. “E’ un prodotto superiore che cambia il paradigma”, ha spiegato Hannappel, che ha presentato i dettagli del nuovo device elettronico spiegando che si tratta di “una tecnologia completamente nuova, un’innovazione molto accattivante, dopo due anni dal lancio dell’ultimo IQOS”.
L’azienda si è posta l’obiettivo di costruire un futuro senza fumo. “Ognuno – ha affermato – deve fare il suo. Le aziende di tabacco come la nostra devono evolvere e fare una grande trasformazione, come quella che noi stiamo facendo, portando attività e investimenti su prodotti di nuova generazione”. Sono necessarie, però, policy che permettano “l’informazione corretta delle caratteristiche di questi prodotti ai nostri consumatori, che oggi invece è sempre confusa”, ha detto.
Secondo l’ad di Philip Morris Italia, il passaggio alla sigaretta elettronica “prosegue velocemente in alcuni paesi e molto più lentamente o è addirittura a zero in altri. L’importante è essere seri sulle transizioni e sui grandi cambiamenti”.
“Noi – ha continuato – ad oggi siamo l’unica azienda di tabacco che ha annunciato pubblicamente l’intenzione di uscire nel modo più rapido possibile dal proprio settore di provenienza sostituendolo con prodotti di nuova generazione. Lo abbiamo fatto con una dichiarazione di intenti. C’è una chiara visione e dietro alla visione ci sono i soldi e gli investimenti: nove miliardi di dollari investiti in quindici anni per creare i prodotti, non solo con ricerca e sviluppo ma anche fabbriche e centri di ricerca”.
“Negli ultimi dieci anni – ha sottolineato Hannappel – siamo stati tra i più grandi investitori esteri nel nostro paese. La fabbrica che abbiamo realizzato a Bologna sei anni fa oggi è l’impianto produttivo più grande al mondo che ha Philip Morris ed è la fabbrica più grande fatta in Italia in questo secolo”.
Tra caro energia e inflazione, il contesto di oggi preoccupa cittadini e aziende. “Non è un momento facile per l’economia”, ha detto Hannappel.
“Soprattutto in ambito di materie prime ed energia – ha continuato – gli aumenti dei prezzi, che non sempre sono completamente passabili al consumo, potrebbero in alcuni casi generare una riduzione degli investimenti perchè vengono utilizzate risorse che erano destinate a sviluppo, ricerca e attività comunque importanti per il futuro, pensando invece al presente. Un occhio solo al breve periodo – ha proseguito – per poi ritrovarsi scoperti per l’innovazione che servirà in futuro. Credo che sia un momento in cui bisogna essere molto lucidi e allo stesso tempo bisogna avere una visione di medio-lungo periodo a livello di governo e di Europa. Una cosa che in Italia è mancata sempre”.
“Negli ultimi 60 anni abbiamo avuto 10 volte il numero di primi ministri rispetto alla Germania, quindi poca continuità. Credo anche che l’Europa – ha aggiunto – su molte attività e molti pensieri oggi abbia grande confusione”.
Per quanto riguarda l’iniziativa del governo di istituire “i comitati interministeriali guidati dal Mise per attrarre investimenti esteri”, per l’ad di Philip Morris Italia si tratta di “un giusto modo di interfacciarsi con chi vuole investire nel nostro paese ma un approccio di questo tipo secondo me – ha detto – non è sufficiente. Ci vuole sempre di più un approccio interministeriale o addirittura alzato fino al livello governativo di primo ministro”, ha aggiunto. Secondo Hannappel “il punto è che oggi codici doganali, direttive europee, attività di investimento sul territorio per aziende come la nostra sono temi che necessitano almeno di una visione a tre e a cinque anni e oggi è molto difficile averla”.
C’è anche il tema della transizione ecologica che è “una necessità impellente” ma “non si può fare da soli”. “Non lo possono fare – ha continuato – le aziende o gli Stati: va fatto insieme, aziende e policy maker, con un processo chiaro che dura tre-cinque anni, non dall’oggi al domani e non con imposizioni da Bruxelles. Va gestita anche – ha concluso – analizzando le caratteristiche di ogni paese”.

– foto Italpress –

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